🕰️ “Nell’Anno del Signore, ma del popolo ancor no!”

Qui se predica la virtù dar pulpito dorato, ma er pane der povero resta sempre impastato de promesse.

Guardate questa locandina: Luigi Magni ci portava nella Roma papalina di due secoli fa, dove il ciabattino Cornacchia, sotto mentite spoglie, era in realtà Pasquino, la voce del popolo che sbeffeggiava il potere con sonetti taglienti e verità scomode. Quel Pasquino non aveva paura di Papi e Cardinali né delle loro Guardie svizzere: armato solo di parole, difendeva la dignità di chi non aveva voce.

Pasquino ’26, vive in una città che non è Roma e non è Osasco — una città sognata, sospesa tra storia e presente, dove regna un altro Papa Re col suo seguito di Cardinali e fraticelli. Come l’antico predecessore, si muove tra le contraddizioni del potere, tra i proclami e le promesse, tra le carte bollate e le coscienze addormentate. Scrive, commenta, pungola. Non per distruggere, ma per ricordare che la cosa pubblica è di tutti, e che il silenzio è il primo alleato dell’arbitrio.

Pasquino non è un nome, è un modo di stare al mondo: ironico, libero, e profondamente civico. E se qualcuno gli chiede chi sia questo Pasquino che parla, risponde:

È il ciabattino che ripara le scarpe del potere, ma non ne lucida mai le suole.

🎭 E allora annamo avanti, popolo mio fidato, ché quanno er potere strilla, io je risponno spianato.

Nun so’ de Roma né Osasco, ma ’sta città sognata, c’ha un papa re novello… e ’na voce mai zittita.

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