Intervista a Viviana Gallo – Studiare in America: le differenze tra la scuola statunitense e quella italiana.

Nel 2009 la redazione del periodico studentesco “Onda d’Urto” del Liceo Porporato di Pinerolo intervistò Viviana Gallo, allora studentessa della 4BL, al rientro da un anno scolastico trascorso alla Cibola High School di Albuquerque, New Mexico. L’intervista racconta in dettaglio le differenze tra il sistema scolastico statunitense e quello italiano: dalla struttura dei corsi alla valutazione, dalle attività extracurriculari ai club che coinvolgono migliaia di studenti. Quindici anni dopo, Viviana ripercorre quell’esperienza con uno sguardo maturo, ricordando le difficoltà iniziali, le amicizie nate, la vita quotidiana negli Stati Uniti e l’impatto duraturo che quell’anno ha avuto sul suo percorso personale e professionale.

Viviana Gallo della 4BL ha trascorso un anno in America, più precisamente ad Albuquerque, nel New Mexico. La intervistiamo per farci raccontare le differenze più marcate tra la scuola statunitense e quella italiana.

In America vi è un’unica scuola secondaria, senza divisione in ulteriori indirizzi. Questa offre una vasta gamma di materie e ciascuno studente è parzialmente libero di scegliere i corsi da frequentare, creandosi così il proprio percorso di studi.

L’intervista a Viviana Gallo

(a cura di Federica Noardo, della redazione di ONDA D’URTO – Periodico degli studenti del Liceo ‘Porporato’ di Pinerolo – pubblicata nel numero di Ottobre 2009)

1 – Quali sono i criteri con cui si possono scegliere i corsi? Quante materie totali? Ce ne sono di obbligatorie?

Ci sono 29 materie totali obbligatorie nell’arco di 4 anni, che si devono superare con un voto positivo. Naturalmente questo è solo il minimo, se si punta ad entrare in college importanti ne sono richieste di più e più impegnative. Ogni anno se ne possono frequentare 8, senza contare le attività che si svolgono al di fuori dell’orario scolastico (ad es. Senato, l’associazione di rappresentanza degli studenti, e Banda musicale). Ci sono delle materie obbliga­torie come lingua inglese per quattro anni, quattro diversi corsi di matematica, tre di scienze, educazione fisica, educazione alla salute, tre corsi di storia, diritto e altre. Per il resto dei “crediti” – sono chiamate così le classi frequentate e superate con voti positivi – si possono scegliere delle materie di interesse personale, che possono essere pratiche come cucina, di approfondimento (chimica, fisica o inglese ad un livello più alto), lingue straniere, o sportive /organizzative per la scuola (coro, recitazione, football americano, basketball, pallavolo, Senato, Banda).

2 – Com’è organizzato il piano orario settimanale e giornaliero?

Si va a scuola 5 giorni alla settimana, per 7 ore di scuola giornaliere, con 4 lezioni da un’ora e mezza circa più le pause. lo entravo alle 7.25 e finivo alle 14.20, con il vantaggio però che la maggior parte dei compiti veniva svolta in classe. Dopo la seconda ora avevamo una pausa pranzo e alla fine di ogni lezione c’era un momento di relax, al momento di lasciare la classe e i compagni dell’ora prima, per andare all’armadietto, effettuare lo scambio dei libri e avviarsi verso la prossima aula.

3 – Come si svolge un’ora di lezione tipo?

Come ho già detto una lezione ha la durata di circa 90′. Poi il suo svolgimento dipende da ogni insegnante; spesso una prima parte è utilizzata per correggere degli esercizi svolti a casa, in seguito vi è la lezione frontale vera e propria e gli ultimi 20′ vengono concessi per studio di gruppo.

4 – C’è la possibilità di utilizzare laboratori?

Sì, cambiando classe a ogni lezione, le aule sono dedicate a un solo corso e sono già di per sé dei laboratori.

5 – Come attività extracurricolari la scuola cosa offre?

Praticamente ogni tipo di sport che possa venire in mente: calcio, nuoto, football, golf, cheerleading, squadra di ballo, pallavolo, wrestling, atletica, e molti altri.

Alcuni prima e altri dopo la scuola, ma sempre con la supervisione degli insegnanti, che al mattino magari insegnano letteratura inglese e al pomeriggio guidano i ragazzi nell’allenamento di cheerleading.

In più ci sono almeno un centinaio di clubs, che coinvolgono praticamente tutti i 4.000 studenti della mia scuola, cioè ragazzi che si riuniscono prima o dopo l’orario scolastico, oppure durante il pranzo e si organizzano / dibattono attorno ad un interesse comune, che sia esso legato a qualche disciplina scolastica o aperto al mondo esterno, (ce ne sono di tutti i generi, dal gruppo che realizza il giornale scolastico, a quello dell’Annuario, al club di francese, a quello collegato ad un’associazione di volontariato, e poi il club di filosofia, la “Black Students Union”, la “S-Troupe” che scrive e prepara delle scenette che si mettono in scena per degli spettacoli serali).

6 – Come sono le festività e le vacanze?

Gli americani sono molto nazionalisti, questo è risaputo. Perciò è festa nazionale il giorno in cui è stata promulgata la Costituzione, il giorno dello sbarco di Colombo in America, il giorno dei veterani di guerra, il giorno dei Presidenti …

Hanno un sacco di festività, ma le vacanze estive sono molto più brevi (io ho iniziato scuola il 12 di Agosto e ho finito a fine maggio). Per il resto hanno due settimane a Natale, il giorno del Ringraziamento e il giorno di Pasqua, mentre la settimana che noi abbiamo intorno a quel periodo è chiamata “vacanza di primavera” e quasi mai è a cavallo di Pasqua.

7 – Nelle prove di verifica e criteri di valutazione quali sono le differenze tra la scuola italiana e quella americana?

Nelle scuole americane non ci sono interrogazioni orali mentre sono più frequenti i test scritti. Ad ogni compito in classe viene dato un voto in lettere: A+ (corrispondente al ns. 10), A (9), B (8), C (7), D (6) e F (5-0), che equivalgono al nostro sistema di valutazione numerico, ma la F è l’insufficienza più bassa che si possa prendere. Ogni test è basato su un certo numero di punti, tutti questi punti vengono sommati per il primo o secondo quadrimestre di scuola, come anche tutti i punti ottenuti dall’alunno; ai punti delle verifiche bisogna aggiungere quelli dei compiti e della presenza/attenzione in classe (l’equivalente della nostra condotta, solo che è compresa in ogni materia). La media finale si calcola dividendo i punti totali personali per quelli totali possibili. Alla fine di ogni quadrimestre c’è un test obbligatorio in ogni classe e il voto si presenta in pagella accanto a quello ottenuto con la somma dei punti, ed è necessaria la sufficienza in tutti e due i voti per ogni quadrimestre per “passare” la materia e per ottenere un intero credito.

8 – Quant’è il numero medio di ragazzi per classe?

Dipende, se è una classe ambita fino a 35, altrimenti anche solo 15

9 – Fino a quale età c’è l’obbligo di frequenza?

Dipende da Stato a Stato. In New Mexico fino ai 18 anni senza il consenso dei genitori, mentre con il loro consenso fino ai 17. Purtroppo però alcuni ragazzi smettono di andare a scuola, illegalmente, anche prima.

10 – Il costo del trasporto è a carico della famiglia o vi sono agevolazioni statali per gli studenti?

Ci sono quei bus gialli che si vedono nei film, che sono gratuiti e portano direttamente a scuola, senza giri inutili.

11 – Quali materiali vengono forniti dalla scuola?

I libri e i materiali utilizzati in classe. Il resto è a carico dello studente. Per alcune materie è previsto un ulteriore versamento di 10 o 15 dollari, perché in questi casi il materiale fornito è molto superiore alla norma (quando sono previste molte fotocopie per esempio).

12 – Per consumare il pasto vi è la possibilità di utilizzare una mensa o un’area attrezzata per chi si porta il cibo da casa?

Vi sono tutte e due le cose. Nei locali mensa, inoltre, sono presenti dei distributori automatici di cibo e bevande, e comunque ci sono anche dei ragazzi che vendono panini, appena comprati nei take-away più gettonati (di questo se ne occupa un club)

13 – Quali sono i vantaggi e gli svantaggi nello scegliersi i corsi, rispetto al sistema italiano?

In America si può orientare parte dello studio verso le proprie inclinazioni ed attitudini, si può cambiare la materia di scelta personale in corso d’anno, se ci si accorge che quella che si sta frequentando non è adatta. Il sistema permette di avere nella stessa scuola persone che fanno il minimo per avere un diploma e altre che invece puntano più in alto, e nelle classi si crea in modo naturale un livello più omogeneo, perché se una persona gradisce uno studio più accurato sceglie una classe più difficile e si troverà insieme a persone che hanno fatto la sua stessa scelta.

Quindici anni dopo, dialogo immaginario

Ed eccoci qui, ormai quindici anni dopo: Viviana, ci vuoi parlare ancora di quella esperienza?

I ricordi sono incancellabili nella mia mente, è semplicissimo ricordare i primi attimi che mi fecero sentire così diversa.

Ho ancora in mente il giorno della partenza, in aeroporto a Milano, la paura di quello che mi aspettava era più grande della curiosità, mi chiedevo perché stessi partendo, perché stavo lasciando tutti i miei amici per andare incontro all’ignoto …

Al check-in i saluti furono troppo veloci, per nascondere le lacrime e renderci più forti.

Ricordo il soggiorno a New York – tappa intermedia prima di arrivare a destinazione – le serate in albergo con la paura di quella che sarebbe stata la mia nuova vita, almeno per dieci mesi.

In pratica frequentai per un intero anno scolastico la Cibola High School di Albuquerque, New Mexico. I corsi e gli esami erano ovviamente tenuti in lingua inglese.

Il primo mese fu definitivamente difficilissimo, anche se avevo l’aiuto inaspettato di una ragazza araba, che fu più della sorella che non ho mai avuto, insieme, dividendo tutto siamo “sopravvissute” le prime settimane, quando a scuola nessuno ti parlava, quando sfortunatamente la famiglia ospitante non era come speravi; ma il tempo non si è mai fermato ad aspettare che mi riprendessi dalla mancanza dei miei amici italiani, della mia famiglia, mi trascinò in ottobre, quando finalmente, mentre camminavo nei corridoi scolastici qualcuno mi sorrideva, mi fermava, le prime vere amicizie si formavano, e veramente iniziavo ad uscire e vivere la vita americana…

Mi iscrissi anch’io a un club scolastico, il Cibola High School Operation Smile, impegnandomi nella raccolta fondi per questa organizzazione internazionale, e ben presto ne diventai una delle responsabili.

Ripensando al resto dei cinque mesi, beh, mi ricordo di quanto mi rendesse felice andare in macchina con persone della mia età, quanto bello fosse avere libertà di movimento, anche se la famiglia non ti portava in giro o il coordinatore non faceva il suo dovere.

Ma non rimpiangevo nessuno di quei problemi, perché sapevo che ogni pomeriggio, intervallo, serata passati con le persone che avevo incontrato era speciale, sapevo quanto questa esperienza mi stesse cambiando.

Insomma, anche se sapevo di altri exchange students che avevano avuto problemi a metà del soggiorno, io in ogni momento ero più felice, sapevo che i miei “amici americani” mi sarebbero stati per sempre vicini, sentivo di avere una sorella in Arabia Saudita, sapevo cosa volesse dire vivere in un film americano, ma soprattutto mi sentivo una teenager del mondo.



Viviana Gallo, Laurea Magistrale in Ingegneria della Produzione Industriale e della Innovazione Tecnologica presso il Politecnico di Torino col voto di 110/110.
Master in Business Administration and production systems presso la Universidad Internacional de Catalunya (Barcelona, Spagna).

Dopo lunghe esperienze professionali come consulente presso KPMG Advisory e Reply attualmente lavora in Lavazza.

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