
Susa e il diario segreto
I racconti di Nicoletta
Marzo 2024
Prima edizione
Edizioni Casa Famiglia Sabin
La partenza
Dalla finestra del quarto piano di un grande condominio Nicol seguiva con lo sguardo l’acqua della Dora Riparia che scorreva impetuosa, al di là del lungo viale che la costeggiava. Non abituata a quell’altezza, la invadeva una leggera vertigine e i suoi pensieri esprimevano un’infinita tristezza:

“Dove mi trovo? Vorrei uscire da questa gabbia ed essere libera di trascorrere la mia adolescenza come i miei compagni! Vorrei spiccare il volo come le rondini che volteggiano in cielo, salgono e scendono, si posano sui rami degli alberi e poi tornano al sicuro nel loro nido, ben riparato sotto le tettoie. Il mio nido è stato distrutto! La mia infanzia spensierata di colpo spezzata! Sono un’adolescente spaesata, insicura, con tanta rabbia, tristezza e nostalgia, che vive solo di sogni e speranze in un futuro migliore “
Cosa era successo di così sconvolgente?
Gli anni trascorsi ad Allivellatori, piccola frazione di duecento anime, dove era nata e dove aveva frequentato la scuola elementare, erano trascorsi velocemente, con soddisfazione per i risultati raggiunti. In famiglia spesso si parlava di lei e qualche frase era arrivata alle sue orecchie. Le zie Rosa e Maddalena, professoresse di latino e greco, osservavano la piccola Nicol, commentando:
“È intelligente, si ricorda le poesie a memoria, sa risolvere i problemi di matematica! Allora potrebbe continuare gli studi! La lunga malattia che l’ha colpita a quattro anni con quella febbre altissima e quel lungo ricovero in ospedale non l’ha resa disabile! Eppure non camminava e non parlava, ormai pensavamo morisse!”
Questo era il motivo per cui Nicol si sentiva spesso osservata in modo strano. Il suo cervello non aveva subito danni gravi!
Andare a scuola era stato piacevole e non aveva avuto difficoltà ad apprendere. Nella pluriclasse del paesino Nicol si divertiva a giocare con i suoi compagni che erano anche i suoi amici.
L’estate stava finendo e il momento della partenza si avvicinava. La decisione, presa dalla zia Rosa e dai genitori, era stata accettata con rassegnazione da Nicol, forse sostenuta dalla curiosità di uscire dalla borgata di campagna. Doveva andare in collegio a Susa, perché nella stessa città vivevano zia Rosa, la nonna, il fratello di Nicol e la famiglia di zia Maddalena che aveva due figli, Paolo ed Enrico, di alcuni anni più grandi di lei. Sarebbe dovuta andare nel collegio delle suore.
Nicol si chiedeva:
“Perché partire? Perché lasciare i genitori, gli amici e la vita nel borgo natio? “
Avrebbe voluto frequentare le scuole medie a Cumiana e poi le scuole Magistrali a Pinerolo, per diventare maestra. Con i suoi coetanei avrebbe viaggiato in autobus e non avrebbe sconvolto la propria vita. Aveva le idee chiare sul proprio futuro!

La risposta fu:
“Per avere successo negli studi il piccolo paese non offre alcuna possibilità, visto che le scuole superiori sono lontane e i mezzi di trasporto molto scomodi. Si perde troppo tempo prezioso, sottratto allo studio! “
La priorità era raggiungere la laurea. La decisione però fu cambiata a fine estate e invece del collegio, la zia Rosa, forse consigliata dalla nonna, accettò di ospitare anche Nicol a casa sua.

La prima volta in cui Nicol si allontanava dai genitori! Quanti pensieri, paure, dubbi, e ansie! La rincuorava il fatto di vivere in una casa con il fratello più grande e con la nonna in una cittadina molto più grande di Cumiana.
Lo zio Giovanni, il dentista, generoso ed affettuoso, molto legato ai suoi famigliari, l’unico che possedeva un’auto piuttosto spaziosa, era sempre disponibile ad accompagnarli a Susa a fine settembre, per poi riportarli a casa dai genitori solo durante le vacanze di Natale, di Pasqua e quelle estive.
Il primo viaggio fu una scoperta di luoghi sconosciuti e molto belli. Osservava dal finestrino i Laghi di Avigliana, la Sacra di San Michele e poi la valle che veniva percorsa attraversando molti paesi sempre più vicini alle montagne, altissime! La strada prima di arrivare a Susa si divideva in due direzioni principali verso i valichi del Monginevro e del Moncenisio, costeggiando pareti rocciose e boschi, ai piedi del monte Rocciamelone. A Bussoleno poi la valle si allargava per abbracciare, dopo alcuni chilometri, la città di Susa.
La nuova casa
Arrivati in città, il primo luogo che colpì molto Nicol fu un palazzo di recente costruzione, non ne aveva mai visti di così alti! Formato da ben cinque piani, sotto il quale venne parcheggiata l’auto. L’appartamento della zia si trovava al quarto piano e per salire si utilizzava l’ascensore, mezzo su cui lei non era mai salita. L’appartamento era formato da un ingresso, una cucina, un bagno, un salotto e due camere con balcone. Da lassù si potevano ammirare le montagne, la cima del Rocciamelone e il fiume Dora Riparia che scorreva proprio al di là della strada, molto vicino.
Di fronte alla camera, adibita anche a studio, si vedeva un condominio ancora più alto, separato solo dalla strada. Nicol spesso mentre studiava alzava lo sguardo e vedeva muri, balconi e qualche persona affacciata alla finestra. La nonna, abbastanza gentile ed affettuosa, era sempre seduta vicino a lei e trascorreva il tempo a sferruzzare, a cucire o a leggere, controllando se la nipotina studiava con impegno. Lentamente Nicol iniziava ad ambientarsi e tutto era nuovo e sconosciuto! Tutto da scoprire! Il suo vissuto di colpo era stato stravolto, la vita rurale immersa nella natura, sempre all’aria aperta si era trasformata in una monotona alternanza fra casa e scuola, senza mai poter uscire dalle quattro mura.
La casa era moderna, con molti comfort che in campagna non esistevano: i termosifoni la rendevano calda in tutte le ore del giorno, c’era l’acqua che scorreva con una semplice rotazione di un rubinetto, in bagno c’era pure una comoda vasca per lavarsi e la lavatrice, c’erano le tapparelle avvolgibili alle finestre e i pavimenti erano di marmo!

Quante comodità di cui poteva godere! I famigliari con cui avrebbe dovuto convivere li conosceva in modo superficiale e le sorprese non sarebbero mancate! Nicol aveva 11 anni e con una certa perplessità osservava le abitudini dei componenti di quella che per lei non era una famiglia, perché mancava la cosa più importante: l’affetto reciproco. Ai suoi occhi erano tutti estranei e anche stravaganti. Era capitata in un altro pianeta!
La zia Rosa
Alta, magra, con un bel viso dai lineamenti fini, i capelli bianchi raccolti con cura, per formare uno chignon, elegante nei modi e nel portamento, zia Rosa era una bella signora di circa 55 anni. Generosa e sempre pronta ad aiutare i componenti della sua famiglia: prima i fratelli più giovani, la sorella a cui era legatissima, i genitori, il marito ed infine i nipoti. Non avendo figli dedicava parte della sua vita ai due nipoti, Giusto e Nicol, per permettere loro di raggiungere una laurea. Spesso ribadiva:
“La cultura e un lavoro dignitoso, cari nipoti, vi permetteranno di essere in futuro adulti liberi e autonomi, senza dover dipendere da nessuno. L’obiettivo principale e unico, adesso, cara Nicol, è STUDIARE, se vuoi essere in futuro una donna economicamente e mentalmente indipendente, con una cultura che ti permetterà di comprendere il mondo, esprimere le tue idee e non subire ricatti o condizionamenti.”
La zia detestava l’ignoranza e la maleducazione ed era stata chiara nello stabilire le regole che Nicol avrebbe dovuto rispettare in casa sua. A tavola si rispettavano le regole del galateo:
“Non appoggiare i gomiti sul tavolo! Mastica con la bocca chiusa! Tieni sempre la schiena dritta e la testa alta! Esprimiti in un italiano corretto!

Molti erano gli insegnamenti e i richiami che rivolgeva ai due nipoti. Spesso, a fine pasto, chiedeva di ripetere la lezione che Nicol doveva studiare per compito. Prendersi la responsabilità di ospitare i nipoti sarebbe stato un grande sacrificio e non voleva avere problemi per eventuali uscite di casa. Per il momento Nicol non conosceva nessuno e non aveva amici con cui perdere tempo. Doveva solo fare un breve tragitto per recarsi a scuola.
Ribadiva:
“Se vuoi affermarti nella società devi studiare! Scordati qualsiasi altra distrazione, niente grilli per la testa! Se vuoi uscire con gli amici devi tornare a casa tua, sotto la tutela dei tuoi genitori.”

Era rigida e intransigente, non riusciva ad essere affettuosa con la nuova arrivata e in casa il suo ruolo era più quello di un’insegnante, piuttosto che quello di una zia. Inoltre era piuttosto noiosa e ripetitiva, agli occhi di Nicol, perché faceva pesare i sacrifici che stava facendo per lei, per offrire un futuro migliore di quello dei suoi genitori che erano dei contadini, con scarsi mezzi economici e modesta cultura. Spesso le diceva: “l’unica tua alternativa è rimanere ad Allivellatori a zappare la terra e pascolare le mucche, coltivare la frutta e vivere miseramente. “
Nicol ascoltava in silenzio stupita e in cuor suo pensava che non era d’accordo con lei, perché ci potevano essere anche altre possibili scelte. Sicuramente la zia faceva tutto per il suo bene e dopo tanti anni Nicol lo avrebbe capito ed apprezzato e sarebbe stata riconoscente a zia Rosa. Però, durante quei primi anni di convivenza, sempre di più avrebbe detestato i suoi discorsi e odiato le sue regole, così intransigenti, rigide, ottuse e bigotte. Le ragazze dovevano rimanere in casa per evitare brutti incontri, poteva succedere di tutto, inoltre non si poteva parlare con un ragazzo per non essere giudicate male dalla gente. Certi argomenti erano tabù! In questo la zia era supportata dalla mamma di Nicol, Maria, che era stata educata con una mentalità che, al Sud Italia, era ancora più rigida nei confronti delle ragazze. Questa mentalità, negli anni 60, era molto radicata e Nicol la riteneva proprio insopportabile e inaccettabile.
Le letture che erano concesse erano i libri di scuola oppure i romanzi per ragazzi che Giusto si faceva comprare: Salgari, Verne, libri di avventura, o il settimanale Il Corriere dei piccoli e poi Il Corriere dei ragazzi che anche Nicol leggeva con piacere. Il fumetto preferito era quello intitolato “Valentina mela verde” che raccontava il vissuto, in chiave divertente, di una adolescente che aveva un fratello più grande e che era innamorata dell’amico del fratello. Nicol si identificava moltissimo in lei, sembrava proprio il racconto della sua stessa situazione. La lettura era l’unico momento in cui si estraniava, si distaccava dalle materie scolastiche e poteva viaggiare con la fantasia. La zia ogni settimana acquistava dall’edicola che si trovava nell’angolo, all’inizio del ponte sulla Dora, il settimanale femminile “Gioia”. La rivista si occupava di bellezza, moda, salute e racconti d’amore, rivolta ad un pubblico di donne della classe media, con più di trent’anni. Ovviamente zia Rosa lo leggeva in camera sua e lo nascondeva. Nicol a volte, quando gli zii non erano in casa, con grande soddisfazione riusciva a trovarlo e leggerlo per essere informata delle tematiche, delle tendenze e delle problematiche del mondo vissuto dalle donne in quegli anni, al di fuori della gabbia di vetro in cui era obbligata a vivere. Anche le creme di bellezza di cui la zia faceva uso erano in camera sua e questo dimostrava quanto fosse attenta alla cura del proprio viso, della salute e della bellezza, cosa che la rendeva più umana e normale e meno austera. Sicuramente molte sue convinzioni erano moderne perché riteneva che la donna doveva essere indipendente e libera e soprattutto non doveva rimanere una semplice casalinga, completamente vincolata al marito.
Lo zio Pietro

In casa Nicol fu accolta da una persona che non aveva mai conosciuto: il marito di zia Rosa, di cui aveva una certa soggezione e a cui si rivolgeva con timidezza. Si presentava come un signore distinto, ben curato, vestito con eleganza, alto, robusto, con un viso tondo con doppio mento, labbra carnose, e pancia prominente. Parlava con un accento che evidenziava le sue origini Emiliane, proveniva da Cento, una cittadina in provincia di Ferrara, a cui era molto legato perché ne parlava spesso e dove possedeva la casa paterna dove tornava ogni anno con la moglie, appena si chiudevano le scuole. Nicol scopriva in lui culture e abitudini nuove! Ma che strano personaggio questo “zio di legno “, come si definiva lui, cioè senza legame di sangue. Ogni giorno si preparava, si rasava alla perfezione, si vestiva con cura ed eleganza, con scarpe di pelle sempre lucide, per uscire, sia al mattino che al pomeriggio. Quale lavoro svolgeva? In realtà non aveva alcuna occupazione lavorativa, se non quella di andare a spasso e fare qualche piccola spesuccia, per poi tornare a casa e occuparsi della cucina. Si! Era il cuoco di casa e lo faceva con discreta capacità e passione, forse obbligato, spadellando sempre i soliti piatti, alcuni erano tipici dell’Emilia Romagna. Nicol con una certa perplessità assaggiava e non sempre gradiva, però doveva adattarsi a questo ulteriore cambiamento. Quando il pranzo era pronto si spalancava la porta della cucina e lo zio con voce potente pronunciava la frase rituale “chi vuol mangiar si accosti!”. I piatti che gli riuscivano meglio erano i rigatoni e le tagliatelle con il ragù alla bolognese, i tortellini, i tortelloni, i saltimbocca alla romana, i passatelli, il baccalà, lo gnocco fritto e la torta di riso. Lo zio, appartenente a una famiglia borghese, aveva frequentato le scuole Magistrali e aveva lavorato in Comune. Aveva conosciuto zia Rosa perché lei aveva vinto il concorso di insegnante e le era stato assegnato il posto di ruolo a Cento. Quasi tutti i giorni, dopo il pranzo, lo zio Pietro, prima di uscire per la passeggiata pomeridiana, ascoltava la musica lirica mettendo in funzione un moderno giradischi, su cui appoggiava con cura uno dei tanti dischi in vinile, a trentatré giri, della sua collezione. Nicol mentre faceva i compiti e studiava, per circa dodici anni, ebbe come sottofondo le opere liriche di Verdi, Puccini, Rossini, Bellini, Donizetti, Bizet e altri. Come se non bastasse, lo zio cantava le arie più famose quando era in cucina, quando le ascoltava dal disco o quando era in bagno e come tenore se la cavava anche bene! Gli mancavano le serate che spesso a Cento trascorreva a teatro ad assistere alle opere liriche. Spesso declamava, a memoria, poesie e brani tratti dagli autori classici che aveva studiato a scuola. Nicol non capiva e non sopportava questa musica antiquata!
Nicol in quel periodo preferiva ascoltare in radio le canzoni di Battisti, Guccini, Baglioni, De Gregori, o dei Beatles; anche la canzone “Montagne verdi” le ricordava il proprio destino. Però la lirica le era entrata nella mente, anno dopo anno, in modo inconsapevole e con stupore dopo tanto tempo, da adulta, si sarebbe accorta di conoscerla ed amarla. Spesso si sarebbe recata a teatro ad assistere alle opere liriche che cantava lo zio Pietro: La Traviata, Il Rigoletto, Il Trovatore, Macbeth, I Vespri Siciliani, L’Aida, L’Elisir d’amore, Il ballo in maschera, La Tosca, La Carmen, Il Barbiere di Siviglia e altre. Questi furono i valori culturali che lasciò in eredità a Nicol.
Un giorno chiese allo zio perché non veniva mai ad Allivellatori nella casa dove era nata sua moglie. La risposta la lasciò senza parole!
“Non vengo perché in quel paesino di campagna le strade e il cortile di casa sono sterrate e ci si sporca le scarpe, preferisco la città “.
Era un signore piuttosto pigro che si sentiva superiore e snobbava tutti i lavori più umili. Era la zia che portava a casa lo stipendio e gestiva le spese e quindi era stata lei a prendere tutte le decisioni importanti. Certo lui aveva accettato di convivere con due nipoti e la suocera e in questo era stato generoso, gentile e disponibile! La nonna in realtà non lo stimava molto e non sopportava questo genero, che si faceva mantenere dalla moglie e che non si era dato da fare a cercarsi un lavoro, dopo il trasferimento a Susa. Lo chiamava con il nome tradotto in piemontese: ”Peru”. Lo zio Cherubino, detto Ruby, fratello di zia Rosa, apprezzava le pietanze che cucinava e lo chiamava affettuosamente Piter. Aveva fatto sacrifici accettando in casa la suocera e i due nipoti della moglie, rinunciando alla propria privacy e alla vita tranquilla con la propria moglie.
Il fratello
Giusto aveva cinque anni in più e quindi aveva una sua vita già inserita in città. Con gli amici usciva tranquillamente e non aveva nessuna intenzione di portarsi la sorella, che sarebbe stata un grande impiccio e una responsabilità. Studiava molto ed era molto bravo a scuola. Con lui Nicol giocava a scacchi, a dama, a battaglia navale e poteva leggere i libri e i giornali che la zia gli comprava. La zia però non era così severa con Giusto, il fratello di Nicol! Il legame che si era creato fra loro era molto più profondo e si era consolidato da quando lui aveva l’età di sette anni. Certo che anche lui aveva sofferto per il distacco dai genitori ma dopo tanti anni si era affezionato alla sua seconda mamma che lo coccolava e gli rivolgeva mille attenzioni Lo aiutava nello studio e lo compativa: “povero Giustinello, oggi sei stanco! Domenica vai a sciare al Frais, così ti rigeneri e ti ossigeni la mente.” Lui poteva uscire con gli amici, andare a sciare, al cinema, a fare passeggiate con i cugini. Era un maschio!
Il trasloco

Dopo due anni, in terza media al rientro a fine settembre a Susa, altra sorpresa! La zia, durante l’estate, aveva traslocato in un ampio appartamento nel centro storico della città. Il paesaggio era cambiato e risultava ancora più cupo e triste. Come mancava la vista delle montagne e soprattutto la compagnia della Dora! Era uno spettacolo e un passatempo rilassante osservare il fiume e i cambiamenti che subiva nel corso dell’anno! L’acqua a volte era limpida e la corrente era lieve, poi improvvisamente in seguito alle piogge cambiava aspetto e si faceva impetuosa e rumorosa. Cambiava spesso il colore, a volte era in secca a volte era in piena, limacciosa o grigiastra e minacciava di straripare. Il fiume era un compagno e accompagnava con il suo piacevole canto il percorso per andare a scuola. Dalla nuova casa il percorso era cambiato e si percorrevano le vie più strette del centro città. L’appartamento aveva i pavimenti in legno che scricchiolavano ad ogni passo e bisognava spesso incerarli e lucidarli. Il riscaldamento era autonomo e i termosifoni si riscaldavano alimentati da una stufa a carbone che si trovava in cucina. In camera degli zii c’era un pianoforte su cui Nicol si divertiva a strimpellare qualche canzoncina imparata a scuola.
Il diario segreto
Nicol, nei momenti di pausa, dopo aver studiato, non potendo uscire, si distraeva scrivendo chilometri di lettere alla sua amica Paola di Allivellatori, ai suoi genitori, alla cugina Angela, e ad altri amici del paese. La gioia più grande era ricevere la posta e leggere e rileggere le loro notizie. I pensieri più intimi però li scriveva su un diario che nascondeva gelosamente. Temeva che venisse letto da qualcuno, quindi le frasi erano piuttosto brevi e poco esplicite.

31 dicembre 1970
“Sono venuta a casa per le vacanze natalizie. Non vorrei più tornare a Susa, mi trovo tanto bene qui!! Frequento la prima media.”
12 agosto 1971
“Sono qui esaurita, con la zia alle calcagna che non mi lascia un momento di riposo. Sono stata promossa in seconda media. La vita è dura. Studiare anche tutto il programma di seconda? Caro diario ti pare possibile? Non capisco la zia…”
29 agosto 1971
“Non mi chiamano ragazza ma bambina! Ho quasi 13 anni. Tra un mese dovrò andare in prigione in quella odiosa casa a Susa. Come farò a sopportare tre mesi?”
24 settembre 1972
“Caro diario, io in casa non posso neanche discutere, ho chiesto ai miei genitori se a Susa potevo, almeno una volta a settimana, uscire con alcune compagne, così, per distrarmi. Non posso stare un anno sempre in casa, o divento pazza o scappo perché mi hanno risposto di NO!!!! Ho quasi 14 anni. Si può!!?? È uno schifo! Ma non finirà così!!!”
15 ottobre 1972
“Caro diario, ieri sono venute a casa da me Anna e Carla e abbiamo ascoltato un disco di John Lennon e di sua moglie, molto bello, siamo poi andate sul balcone dove abbiamo riso molto. Oggi ho mandato una cartolina di Susa ai ragazzi dell’oratorio di Allivellatori, vorrei tanto andare una volta a rivederli e scherzare e giocare a ping-pong. Da qualche giorno ho ricevuto la lettera di Paola, la mia cara amica d’infanzia e mi ha fatto tanto piacere “
4 novembre 1972
“L’altro ieri sono venuti i miei genitori a trovarmi, ero felice. Ho ricevuto lettere da Paola e da mia cugina Angela. Ho preso 8 di storia e 9 di geografia. Ho chiesto a zia Rosa se domani potessi andare al cinema con le mie compagne ma la risposta è stata NO! Sono scemi! Non mi lasciano fare niente! Oggi zio Ruby non è ancora arrivato e forse non verrà, mi dispiace. “
20 gennaio 1973
“Mi sembra che le vacanze di Natale siano volate mentre i mesi trascorsi qui sono eterni, non sento mai quella contentezza e felicità che provo ad Alli. Il mio cuore è vuoto e solo amarezza lo colma. Oggi mio fratello è andato a sciare e sento un senso di ingiustizia. Perché lui sì e io no? Sono una femmina ma non è un motivo plausibile!”
31 gennaio 1973
“Caro diario, oggi mi sono alzata presto e mi sono messa subito a studiare. Voglio fare bene e migliorare molti voti per il secondo trimestre, ho già preso 8 italiano, 9 storia e 8 latino.
5 ottobre 1973
Caro diario, ho iniziato da cinque giorni la scuola, faccio la quarta ginnasio e ho 14 anni. Ti devo dare una brutta notizia: Giustino ha avuto un incidente in moto scontrandosi con una Fiat 127. Adesso è all’ospedale a Torino, dal 29 settembre, perché si è rotto la clavicola e devono ingessarlo. Speriamo guarisca presto!
7 novembre 1973

La nonna è all’ospedale perché è stata operata di ernia. Sono andata a trovarla e adesso sta meglio. Mi sento molto sola!
2 dicembre 1973
La nonna sta molto meglio e forse lunedì la manderanno a casa. Oggi è domenica ed è stata una giornata silenziosissima perché le auto non possono circolare dato che i paesi arabi non ci danno più il petrolio.
3 gennaio 1974
Caro diario, sono arrivata ieri da Allivellatori dove mi sono divertita e con gli amici abbiamo festeggiato durante il cenone di fine anno. A Natale sono venute, da Napoli, a trovarci zia Franceschina e zia Emilia che non vedevo da tanto tempo.

12 marzo 1974
Caro diario, oggi il campione di sci Piero Gros è venuto a Susa e non mi hanno lasciato andare con mio fratello a vederlo. Li odio!
8 luglio 1974
Vedo che l’abitudine a stare chiusa in casa c’è, quindi ho la stoffa per farmi suora!
Le visite gradite
Le domeniche ed i giorni di vacanza erano i più tristi perché oltre a fare i compiti Nicol sentiva di più la nostalgia. Ricordava i pomeriggi trascorsi in oratorio o semplicemente le chiacchiere, le battute e le risate scambiate in allegria con i compagni del paesello, seduti sul muretto che circondava la piazzetta, di fronte alla chiesa, luogo di ritrovo dei più piccoli e dei più grandi.
Aspettava con impazienza le visite domenicali che facevano lo zio Ruby e la zia Magda. Portavano una ventata di gioia ed allegria, di normalità perché loro erano comprensivi, affettuosi, spontanei, con mentalità aperta e moderna! Il suono della voce di zio Ruby, il modo di scherzare, di raccontare aneddoti divertenti, era una carica per la sua cara Nicol. Era lui che così l’aveva da sempre chiamata; non Nicolina, non Lina, non Nicoletta ma NICOL. Quello era il nome con cui avrebbe sempre preferito essere chiamata! Quando arrivava zio Ruby era veramente festa e finalmente si usciva. Grazie a loro si andava a visitare la città e i luoghi vicini: l’arena romana, l’arco di Augusto, la passeggiata del giro del forte di Giaglione, Mompantero, Gravere, Venaus, Bar, l’abbazia della Novalesa, Claviere e alti luoghi. Lo zio Ruby e la zia Magda, con i loro figli Marcella e Maurizio ascoltavano, capivano il suo stato d’animo e accoglievano a volte anche le lacrime che Nicol tratteneva per settimane. Sono stati per tutta la vita le persone più accoglienti e comprensive da cui rifugiarsi per avere un consiglio, un sorriso o un semplice abbraccio.

Quando a febbraio ricorreva il suo compleanno quasi sempre riceveva la visita dei genitori, di zia Elisa, sorella di mamma, zio Piero e della piccola cugina Paola. Portavano allegria, affetto e dolci prelibatezze come la torta e i pasticcini. I genitori portavano i loro prodotti, come le mele, le patate, il vino, le verdure di stagione, il pollo già cucinato e la torta margherita. A volte venivano a fare una breve visita in taxi perché non possedevano l’automobile. La mamma Maria si faceva accompagnare per festeggiare l’Onomastico di Nicol, il 6 dicembre e portava I dolcetti tipici che preparava per l’occasione: gli strufoli. Anche loro soffrivano per il distacco dai propri figli e l’unico motivo che li sosteneva era la speranza di vederli un giorno “laureati e sistemati con un lavoro dignitoso “. Dopo parecchi anni furono ripagati di tutti i sacrifici e dei momenti tristi e furono orgogliosi e fieri degli obiettivi raggiunti. Giusto dopo aver conseguito la maturità classica al liceo di Susa nel 1973 si sarebbe laureato in lettere e avrebbe insegnato italiano e storia a Torino e poi a Roma. Nicol, dopo aver frequentato il ginnasio a Susa e il liceo classico D’Azeglio a Torino, avrebbe conseguito la laurea in matematica ed avrebbe fatto l’insegnante in un istituto superiore di Pinerolo.
La scuola

Nicol si recava volentieri a scuola percorrendo la strada che costeggiava la Dora e con i sui compagni di classe si trovava bene. Con alcune amiche confidava i propri sentimenti, le prime “cotte” per i ragazzi, che non erano corrisposte, in quanto esclusivamente platoniche e bloccate da pudore e timidezza. L’interessato non lo doveva sapere! Fra amiche ci si scambiavano pensieri, sogni, speranze e preoccupazioni. Era l’unico momento in cui poteva vivere con i propri coetanei, lontano dallo sguardo della zia.
Nicol trascorreva le giornate in camera, seduta alla scrivania a fare i compiti, leggere e scrivere lettere. Se alzava lo sguardo vedeva il palazzo di fronte e proprio all’ultimo piano, abitavano due fratelli, con stessa età di Nicol e di Giusto, che erano i loro rispettivi compagni di classe. Giusto era molto amico del suo compagno di classe e usciva spesso con lui, mentre Nicol viveva solo di fantasia, grazie ai racconti che suo fratello le faceva. Fu un grande dispiacere dover cambiare scuola e città dopo il ginnasio. La zia decise di trasferirsi a Torino e così Nicol dovette affrontare la grande città. Iniziare di nuovo da zero: nuovi insegnanti e compagni, in un Liceo molto impegnativo, il D’Azeglio. Imparò a viaggiare sui tram e autobus cittadini per recarsi a scuola e studiare più intensamente senza avere alcuna libertà e svago.
Dopo cinquant’anni
La timidezza è stata una caratteristica di Nicol e dei suoi coetanei adolescenti. Si vivevano le simpatie in modo nascosto dentro la propria mente e il proprio cuore, alimentate a volte solo da uno sguardo, un sorriso o una confidenza, riportata da un altro compagno. Pur provando sentimenti e batticuori non si aveva il coraggio di dichiararli e si celavano per sempre.
Che meraviglia ricevere una dichiarazione di simpatia dopo tanto tempo! Facebook ha permesso a tante persone di ritrovarsi dopo essersi persi, perché da adulti ognuno ha preso la propria strada.
Una bella amicizia sarebbe rinata con Daniela, una carissima compagna d’università, che era riuscita a rintracciare Nicol. Tramite Daniela, un compagno di scuola di Susa l’avrebbe contattata e finalmente dopo cinquant’anni avrebbero potuto raccontarsi le loro lontane impressioni e i loro punti di vista.
Dopo tanti anni arrivò una dichiarazione d’amore! A suo tempo sarebbe stata ricambiata? Non si saprà mai!
“Ciao Nicoletta …sì, sono io 🙂 abitavo proprio davanti a casa tua e che tristezza per la tua partenza 🙂 Pensa che sono persino venuto a cercarti in motorino a Cumiana (un secolo fa) perché qualcuno, non ricordo più chi, mi disse che ti eri trasferita lì …Contento di averti ritrovata :-)”
“Ciao Nicoletta … ero mooolto timido e stupido. “
“Beh confessione per confessione … pensa che ero perdutamente innamorato di te fin dalla terza media :-). Una stanza di casa mia si affacciava proprio sulla finestra della camera dove trascorrevi ore e ore a studiare. Io, ogni mezz’ora sollevavo la tendina e ti osservano completamente estasiato 🙂 Ricordo ancora la prima volta che ho trovato il coraggio di parlarti, tu mi dicesti “mio fratello conosce tuo fratello” ed io in preda alla confusione più totale: “anche mio fratello conosce il tuo” … mi sarei seppellito vivo. 🙂 Non eravamo una classe molto simpatica, col tempo qualcosa è migliorato e in terza liceo, per i mesi finali, siamo stati uniti … ciaoooo!”
Per Nicol furono anni difficili, vissuti con sofferenza con gli occhi e la mente di una ragazza adolescente, molto diversi da quelli che avrebbero trascorso le sue due figlie Elisa e Marilena.
Gli anni avevano sbiadito i ricordi che erano nascosti sotto uno strato di polvere, che Nicol ha voluto rimuovere perché le figlie potessero conoscere la storia della loro mamma Nicoletta.
Nicoletta Signoretti


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